Drizzate le antenne, è l’anno della cultura Camp

Drizzate le antenne, è l’anno della cultura Camp

Ma per cosa sta il termine “Camp”?

Per Wikipedia “Il termine camp si riferisce all’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell’arte, nell’abbigliamento e negli atteggiamenti. Il fenomeno deve molto alla rivalutazione delle culture popolari avvenuta negli anni sessanta, così come alla diffusione negli anni ottanta del concetto di postmoderno applicato all’arte e alla cultura”.

Il Camp nasce parallelamente alla rivoluzione sessuale e alle legittimazioni degli omosessuali, secondo la scrittrice e intellettuale americana Susan Sontag -la prima ad esaminare la sensibilità camp- «Gli omosessuali hanno ritrovato la loro integrazione nella società nella promozione del loro senso estetico. Il camp può cancellare la moralità. Neutralizza l’indignazione morale, promuove ciò che è scherzoso». Negli anni le interpretazioni postmoderne hanno portato piuttosto a una chiave di lettura parodistica della società, per cui il Camp, utilizzando mezzi convenzionali, li ribalta dall’interno, creando un qualcosa di strano, di ‘queer’, per l’appunto, diventando uno degli strumenti di cultura del movimento LGBT.

Se è vero che nell’ultimo ventennio questo filone espressivo è entrato gradualmente nell’immaginario visivo (da Rupaul a Lady Gaga, passando per Galliano e Moschino ), tramite clip musicali, spettacoli, fascinazione dell’esotico, possiamo dire che questo è l’anno della sua consacrazione. Lo stile Camp abbraccia l’eccentrico, l’originale, l’artificioso, l’ironico e l’esagerato ed è stato scelto come tema dell’evento dell’anno.

Dopo “Punk: Chaos to Couture” del 2013, “Manus x Machina: Fashion in an Age of Technology” del 2016 e l’ultimo –eccezionale- “Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic”, quest’anno l’appuntamento ultra-mondano del Met Ball sarà proprio “Camp: Notes on Fashion”. Padroni di casa Lady Gaga, Serena Williams, Harry Styles, Alessandro Michele, Direttore Creativo di Gucci, e Anna Wintour, che daranno vita a una serata colorata e kitsch contro ogni ragionevolezza. Sinceramente, non vediamo l’ora!

Anche Netflix ci regala una perla: 8 gli episodi che compongono la serie “Pose”, ambientata nella New York City degli Anni ’80, tra gli sfarzi e gli eccessi dell’ascesa yuppie e la diffusione colorata e sfrontata della “ball culture” subcultura LGBT underground. I ball sono competizioni durante le quali le varie house, luoghi sicuri in cui reietti e abbandonati hanno trovato una famiglia alternativa, si sfidano a colpi di balli, sfilate e statuarie pose, tra costumi, make up e sfrontatezza pronti per la leggenda. Madonna, per dire, cantava “strike a pose” già nel 1990, in abiti androgini, in un sipario di piume.

In Italia è sbarcato a dicembre 2018 “Priscilla, la regina del deserto”, che rimarrà nei migliori teatri del paese fino a febbraio 2020. Tratto dall’omonimo film cult, vincitore di un Premio Oscar e del Grand Prix Du Publique al Festival di Cannes, Priscilla è una sorta di road drag queen movie, in cui tre amici a bordo del vecchio bus Priscilla, fatto per il 5% di meccanica e per il restante 95% di glitter e piume, partono per un viaggio attraverso il deserto australiano.I magnifici costumi sono il paradiso di qualunque costumista, le coriste dondolano dal cielo abbracciate a palme di led, i due protagonisti indossano un abito fluo fatto di flip flop, le battute politically uncorrect ed  esilaranti, la colonna sonora include strepitosi successi internazionali, tra cui “I Will Survive”; “Finally”; “It’s Raining Men” e “Go West”, che il pubblico canta a squarciagola dimenandosi sulle poltrone.

 

Il Camp, insomma, ci permette di osare e di andare contro le convenzioni, aiutandoci a non avere paura dei giudizi e dei conformismi, così noiosi.

Uscite dalla vostra fashion comfort zone con un pizzico di Camp!

 

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