ALTAROMA: WHO’S ON NEXT?

ALTAROMA: WHO’S ON NEXT?

E’ appena passata la settimana di AltaRoma, ma facciamo una premessa. Il mecenatismo di Fendi ultimamente è stato oggetto di polemiche: generosità o marketing aziendale? Amore per Roma o ritorno di immagine? Restaura la Fontana di Trevi solo perché così le sue modelle possano sfilarci sopra? Crediamo che siano domande sterili e una risposta non risolva il problema alla base. Credo si dovrebbe iniziare a parlare di investimenti sul bello, di etica dell’estetica e di trasversalità della cultura. La moda non è arte di serie B, non è cultura da fighetti, la ricerca su una linea sartoriale o su un tessuto non può essere percepita come inferiore rispetto alla ricerca di una tecnica pittorica o cinematografica.

Fendi ama Roma, da quando, 90 anni fa, aprì il primo negozio in Via del Plebiscito. La pellicceria, la pelle, gli artigiani, la manualità: ecco il contributo della maison alla cultura romana, italiana e mondiale. E proprio a Roma, negli anni, ha ridato vita ad antichi e iconici edifici lasciati in disuso: Piazza Goldoni ospita l’incredibile Palazzo Fendi, un’esperienza a 360′ di installazioni, architettura antica, creatività, cibo stellato, stanze nascoste come privee.

Nel 2005, Fendi decide di abbracciare uno dei simboli di Roma, istituendo il suo headquarter nel Palazzo della Civiltà Romana, per intenderci, quello sulla cui sommità svetta l’amatissima iscrizione: “un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”, ridando vita al quartiere EUR, ormai ostaggio di tristi uffici e ministeri. Gli enormi spazi al piano terra e la bellissima luce che filtra dalle arcate sono una location suggestiva e raffinata, che Fendi ha scelto, all’interno di AltaRoma, per la mostra di Giuseppe Penone, artista e scultore che ha esposto in alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, tra cui la Tate Gallery di Londra, il Museo d’Arte Moderna di New York, il Museo d’Arte Moderna di Parigi, il Museo d’Arte Contemporanea di Los Angeles, il Centro Georges Pompidou di Parigi. Alberi pietrificati, rovine di una civiltà antica incastrate tra i rami, tronchi veri scavati e riempiti di metallo; il segno di una natura e di un tempo che si riprendono ciò che è loro. Questo è il regalo di Fendi per Roma: l’arte, per tutti, gratuita, accessibile, in una città che con fatica sta riscoprendo quartieri e distretti industriali da utilizzare per la vita sociale e creativa dei cittadini.

E se l’anno scorso AltaRoma ha scelto l’Ex-dogana come residenza, quest’anno è toccato all’Ex Caserma Guido Reni, un ex distretto militare che sta vivendo giorni di gloria grazie ai ragazzi di NUfactory. All’interno dei padiglioni hanno sfilato Renato Balestra (a cui la sindaca Raggi ha consegnato la medaglia del Natale di Roma) e Gattinoni come haute couture. In più, tanti designer provenienti dalle precedenti edizioni di ‘Who is on Next?’ (concorso di scouting per nuovi talenti, in collaborazione con Vogue Italia): da Brognano e Miahatami (vincitori dell’ultima edizione) a Edithmarcel, Melampo Milano, Parden’s, Greta Boldini, Marianna Cimini e Morfosis. Due macroaree sono state dedicate a due esposizioni veramente coinvolgenti: in A.I. (Artisanal Intelligence) erano presentate molte eccellenze di alto artigianato: le borse di Magrì, disegnate da Isabella Pia Ayoub, architetta e permormer, gli arazzi di Arazzeria Pennese, poesia fatta tessuto e filato, esposti come quadri ondulanti e ipnotici. Ma la nostra parte preferita è stata quella dedicata a Marta Mantovani, innovatrice nel campo della pelle, del tessile e delle piume: origami, frange, nuova pellicceria ci hanno letteralmente incantato. Tutto rigorosamente a prova di tatto, per carpire la consistenza del materiale e cogliere il talento nella difficoltà di esecuzione dell’oggetto visto da vicino. La seconda mostra, The secrets of couture, ci ha regalato una ventata di alta moda, quella vera e viva come non mai, anche se i grandi couturier hanno disertato AltaRoma, noi ci siamo rifatte gli occhi con gli abiti di Hussein Bazaza, Antonio Grimaldi, Krikor Jabotian and Aouadi Paris, mentre una video installazione di Jeff Bark ci cullava in questa atmosfera sognante.

 

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